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Ultimo Urlo - Inviato da: Pro Loco - Venerdě, 04 Settembre 2015 09:08
 
Valentano, le origini storiche

Valentano, le origini storiche

Un borgo singolare Valentano; situato nella zona di confine tra Lazio, Umbria e Toscana, con poco meno di 3.000 abitanti scopre dall’alto dei suoi 538 m . sul l.m. un panorama spettacolare: la catena dei monti Appennini con il Monte Amiata verso ponente e quella più vicina dei Colli Volsini con Latera, San Lorenzo, Bolsena, Montefiascone e Capodimonte, mentre verso Sud il Mar Tirreno con la visione dell’Isola del Giglio, il promontorio dell’Argentario, i Monti di Castro ed i vicini Monti di Canino con la Selva del Lamone, sotto il Monte Becco.
A proposito della bellezza del panorama non si può non citare la descrizione che ne fece nel 1843 l’etruscologo George Dennis, che dal piazzale posto a nord, al di fuori della Porta di San Martino, descrisse il nostro paese come “una splendida terrazza”, affacciata sullo spettacolo della “piana sottostante” e sul Lago di Bolsena con le sue Isole Martana e Bisentina.
A proposito delle origini del nome, la tradizione vuole che derivi dall’etrusca “Verentum”, di cui però non resta alcuna traccia. Invece le prime notizie storiche certe su Valentano, denominato “Valentano o Balentanu” (probabilmente Valle degli Ontani) le troviamo nella documentazione relativa agli anni 813-844 delle Abbazie imperiali di Farfa e di San Salvatore sul Monte Amiata.
La nostra zona è stata intensamente abitata in epoca preistorica, con tracce che risalgono a circa 20.000 anni fa e reperti dell’età del Rame e del Bronzo; particolare importanza rivestono i ritrovamenti del 1972 di villaggi palafitticoli sommersi nel Lago di Mezzano. Ben documentato è il periodo romano, con i resti visibili di numerose ville rustiche sparse lungo un diverticolo della Via Clodia.
Sulla strada che conduce verso il lago di Mezzano, in Loc.Fortezza, sono visibili resti di fortificazioni longobarde, con necropoli da cui provengono due “sax” (spade) ed altri reperti, che confermano l’occupazione del territorio da parte di questa popolazione. Seguiranno le incursioni degli Ungari (fino al 915) e quelle dei Saraceni, dall’828 al 964, anno della distruzione della città di Vulci; è proprio in questo periodo che prende il via il fenomeno dell’ “incastellamento”, durante il quale gli abitanti dei villaggi e delle campagne si spostano verso i centri fortificati, come i castelli, protetti da cinte murarie, per difendersi dalle incursioni barbariche. Nel 1053 il nostro paese, sotto Leone X, doveva già avere l’aspetto di castello fortificato, con l’ alta torre di difesa ed i muraglioni posti sulla sommità di burroni scoscesi per renderlo imprendibile.
Anni di pace e prosperità iniziarono per Valentano con l’arrivo della famiglia dei Farnese, che prese possesso del castello nel 1354, al tempo del Cardinale Egidio Albornoz, durante la presenza dei papi ad Avignone.
La Rocca venne abitata più assiduamente dai Farnese dopo il 1400, anni in cui venne anche ristrutturata; nel 1488 fu realizzato l’incantevole cortile d’amore in onore delle nozze tra Angelo Farnese, figlio di Pier Luigi il Seniore e la nobildonna Lella Orsini di Pitigliano, simboleggiate dagli stemmi delle due famiglie scolpiti nei capitelli del colonnato inferiore. Da segnalare che gli interventi successivi di abbellimento della rocca furono opera di Antonio da Sangallo il Giovane.
In quegli anni nacquero nel Castello personaggi importanti, quali Alessandro e Ranuccio, futuri cardinali, i duchi Ottavio (che sposerà Margherita d’Austria, figlia di Carlo V), Orazio e Vittoria; nel 1534 Alessandro Farnese venne eletto papa con il nome di Paolo III e dato che fu lui a voler far costruire la grande loggia con undici archi superiori in tufo e mattoni orientata verso ponente, fu chiamata in suo onore Loggiato Paolo III Farnese.
Il figlio Pier Luigi fu investito dal padre del nuovo Ducato di Castro e Ronciglione e nel 1545 di quello di Parma e Piacenza. In seguito, a causa del fatto che la rilevanza della famiglia Farnese si manifestò soprattutto nei Ducati di Parma e Piacenza, il Ducato di Castro registrò un lento decadimento, dovuto anche alla sua scomoda posizione, incuneata tra Stato della Chiesa e Camera Apostolica.
Quando si parla di Valentano si deve fare necessariamente riferimento ad uno dei suoi simboli per eccellenza, ossia la Porta del Vignola. Edificata nel 1779 in seguito al crollo dell’antica “Porta Romana”, eretta fin dal tempo di Papa Martino V Colonna nel 1417, la nuova porta, ribattezzata “porta Magenta” è chiamata però dalla popolazione “la porta” o “la porta del Vignola”( lo stile ricalca infatti quello del famoso architetto, autore per Valentano del progetto del Mulino della Lega, situato lungo il corso del fiume Olpeta).
Il periodo francese è poco documentato nell’archivio comunale, mentre durante il periodo risorgimentale i valentanesi sono riuniti nella Lega dei Comuni di Castro, che si opponeva al potere temporale dei papi e auspicava l’unione dell’Italia tutta. Una guarnigione di Zuavi pontifici, inviati da Pio IX fu dislocata, dal 1867, in un’ala del castello, con il conseguente restringimento del Monastero.
Il ‘900 si aprì con le lotte contadine e l’occupazione delle terre di Mezzano, ma si dovette attendere la fine della Prima Guerra Mondiale perché i reduci fossero distribuite le cosiddette “enfiteusi”.
Anche la Seconda Guerra Mondiale segnò la morte al fronte di tanti valentanesi.
Il castello, abbandonato nel 1957, è stato restaurato a partire dal 1979 ed inaugurato nel 1996, ed attualmente ospita il Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese e la Biblioteca Comunale .

 

 

Testo curato da Kim

 

 

 

 

Bibliografia

• F. ANNIBALI, Notizie storiche della Casa Farnese, della fu città di Castro, Montefiascone, Tip. Seminario, 1817-1818.
• G. CARABELLI, Dei Farnese e del Ducato di Castro e Ronciglione, Firenze, Le Monnier, 1865.
• E. NASALLI ROCCA, I Farnese, Milano, dall’Oglio, 1969.
• R.LUZI, Valentano, Viterbo, Tip. Agnesotti, 1986.
• R. LUZI, I Farnese attorno al lago di Bolsena, in Bollettino Studi e Ricerche, Bolsena, Biblioteca Comunale, 1989.
• R. LUZI, Grano, mulini, pane e fame di terra, in Valentano, Contadini Terre e Pane, Gruppo Archeologico Verentum (GAV), Valentano, 1996.
• Il museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese di Valentano, I musei del Lazio e il loro territorio/13, Elio De Rosa Editore, 2004.
• Edizione CARIVIT, Valentano, Edizioni Agnesotti, Viterbo, 1986.


 

 
 
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Piotr The Writer

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