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Autore Topic: Valentano come la grande metropoli?  (Letto 12935 volte)
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Patacchino
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« Risposta #15 il: Maggio 04, 2008, 22:09:12 »

Come al solito Razz premetto che non so scrivere in italiano e che conosco poco o niente sia il diritto che l'economia.

Questo è quello che mi passa per la mente ora, scritto alla "rinfusa" e apparentemente senza seguire un filo logico.
Su qualcosa potrei anche cambiare idea seguendo gli sviluppi futuri (fondamentale sarà, se lo scriverà, l'articolo di Marco Calamari su tutta questa storia... di solito sempre molto illuminante).

Visto che ci siamo dico anche la mia... hanno fatto proprio una bella merdata!

L'ennesima occasione per farci prendere in giro da tutto il mondo:
- abbiamo il permesso del garante.
- il garante non ne sapeva niente.

Gli elenchi online per 2-3 ore e poi lo stop... sito dell'AdE irraggiungibile per molte più ore... sito con cui molte persone lavorano giornalmente, in un giorno di fine mese, con molto probabilmente qualche scadenza in vista... gran bel lavoro!
Un DDos causato da cecchi invece che da zombie... se me l'avessero chiesto gliel'avrei spiegato io che il sito non avrebbe retto la curiosità degli Italiani.

Intendiamoci... i dati che hanno pubblicato sono dati consultabili da chiunque (che è diverso dall'essere di pubblico dominio), ma secondo me hanno fatto degli errori madornali nel modo in cui li hanno messi online, che poi, se non ho capito male, è quello che sta contestando il Garante della Privacy (svegliandosi un "tantinello" in ritardo).

C'è da dire anche che per la "trasparenza" sarebbe stato meglio se le PA avessero messo online prima le cose veramente importanti e poi i redditi dei contribuenti.

E' inconcepibile la possibilità data a chiunque di salvare tutti quei dati in un attimo... nome, cognome, indirizzo, data di nascita, categoria di appartenenza, reddito etc... etc... di tutti i contribuenti italiani divisi in relativamente pochi file... un elenco che gli spammer avrebbero pagato a peso d'oro... glieli abbiamo forniti gratis e senza fatica.

Se da qui a poco riceverete molta più pubblicità in cassetta non incazzatevi con quelli che ve la mandano, molto probabilmente loro avranno acquistato una serie di indirizzi "puliti", relativi ad una determinata categoria o fascia di reddito, da una società non tanto etica...

qui trovate il modello per l'esercizio di diritti in materia di protezione dei dati personali, per richiedere a questi nuovi intasatori di cassette della posta quale è l'origine dei dati in loro possesso... ma come già detto sarà un giro lungo.... perché poi lo dovrete inviare a tutta la catena e una volta arrivati a quelli "etici" anche se gli direte di cancellarvi non lo faranno mai.

Di per se i dati messi online dall'AdE sono tutti dati consultabili da chiunque, ma la massività di quei dati è una fonte di informazioni incredibile...

per chi compare in quegli elenchi... se ancora non vi è venuto in mente e se siete tra quelli che come password (conto, email, ebay, paypal, forum, etc etc) utilizzano la loro data di nascita... cominciate a sostituirle! Magari mettendo password meno banali e non tutte uguali.

Purtroppo come è già successo in passato (martellate ai pc) Beppe Grillo non ha colto la buona occasione di starsene zitto... alla Ndrangheta, alla Mafia, alla Camorra e alla Sacra Corona Unita quei dati non servono... primo perché molto probabilmente già ce l'avevano e secondo perché delle persone che gli interessano conoscono anche i redditi che non hanno dichiarato... sicuramente loro sono più aggiornati dell'AdE.
Incazzarsi su questa storia non ha fatto altro che portare in secondo piano quei 3 referendum che hanno perlomeno ragione di esistere (come se non ci pensassero già i giornalisti a parlarne il meno possibile).

Sulla storia che i grillini si sentano traditi dal loro beniamino alla luce di quanto dichiara, spero e credo che sia tuttta una montatura mediatica... chi lo segue e lo ha seguito si sarebbe dovuto scandalizzare in caso opposto... visto quanto costa un biglietto per i suoi spettacoli e visto il seguito che ha ogni volta che apre bocca.

Non so come andrà a finire questa storia, ma quei dati sono consultabili da chiunque e devono tornare ad essere consultabili da chiunque anche online, magari questa volta permettendo accessi differenziati e "autenticati"... la sparo senza pensarci più di tanto (tanto non ascoltano di sicuro a me):
- i comuni con apposito account in un unico file come era ora
- il resto degli italiani con un apposito account e con la possibilità di visualizzare soltanto un contribuente alla volta dopo aver inserito i dati necessari... non basta il nome e cognome, altrimenti chiunque riuscirebbe a trovare sia l'indirizzo che la data di nascita di qualsiasi persona gli venga in mente.
In questo modo in caso di problemi si potrà sapere chi ha avuto accesso ai dati di chi.
Naturalmente online, come offline tutto è aggirabile, ma perlomeno se qualcuno vuole un elenco completo di questi dati un pochino dovranno darsi da fare.

Arrivati a questo punto mi posso permettere di dire una cosa "potenzialmente errata"... se il Garante deciderà che c'è stata una violazione della legge chiunque potrà richiedere (sempre tramite il modulo linkato prima) la
"cancellazione dei dati trattati in violazione della legge"...
[polemico]mica sarà stato questo lo scopo della diffusione massiccia?[/polemico]
c'è da ridere se qualcuno sbarrerà anche la casella
"attestazione che tale intervento sui dati è stato portato a conoscenza, anche per quanto riguarda il suo contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi."
...avranno un bel po' di lavoro per "attestarlo" vista la modalità di diffusione.

Come già scritto su questo thread molti comuni sono stati messi anche sul p2p e siti esterni (rapidshare, etc etc)... qualcuno dovrebbe spiegare alle persone che fanno affidamento su quei dati che trarre delle conclusioni e pubblicarle su internet giornali o durante "comizi" potrebbe esporli anche a qualche problemino...
non si sa chi ce li ha messi e non è detto che siano identici a quelli che erano sul sito dell'AdE.
Un simpatico burlone potrebbe anche aver aggiunto o tolto un paio di zeri a qualche contribuente.

La fregatura di tutta questa storia è che molto probabilmente se qualcuno ci rimetterà quel qualcuno sarà chi (in buona fede) ha scaricato quei dati e l'ha resi disponibili su altri siti o programmi di file sharing.
L'AdE é il responsabile del trattamento dei dati, ha il permesso di farli consultare per la durata di un anno a chiunque e anche se rischia qualcosa... rischia poco.
Cosa differente per gli altri, visto anche che il Garante nel suo provvedimento del 30 aprile 2008 ha aggiunto
"Riservata la formulazione in altra sede di un invito ai mezzi di informazione a non divulgare i dati estratti dagli elenchi resi disponibili in Internet dall'Agenzia con le predette modalità;"

Forse Visco a causa di quelle 2-3 ore, riuscirà in quello che le case discografiche non sono riuscite a fare per anni... rendere illegali alcuni programmi (nota bene... demonizzeranno i programmi, non i file che vengono scambiati) e vista la natura dei programmi p2p si capirà se il responsabile è soltanto chi inserisce il file nel "circuito" o anche chi lo scarica, visto che viene ricondiviso in automatico anche quando il file non è terminato.

La patata bollente ora passerà al nuovo governo... non so come si comporteranno, ma un consiglio glielo darei volentieri... attenzione:

"Ma i prolet, se fossero riusciti in qualche modo a prendere coscienza della loro forza, non avrebbero avuto bisogno di cospirare. Non avrebbero dovuto fare altro che levarsi in piedi e scrollare le spalle, come un cavallo che scuote da sé le mosche. Se avessero voluto, avrebbero potuto fare a pezzi il Partito l'indomani stesso. L'avrebbero pur dovuto fare, prima o poi. Eppure..."

già... eppure... ...siamo in Italia.
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Patacchino
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« Risposta #16 il: Maggio 04, 2008, 22:14:41 »


Praticamente una specie di riassunto...
soltanto che quando ho visto il link il post già era terminato su gedit... troppa fatica modificarlo... copia e incolla 
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Luigi
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« Risposta #17 il: Maggio 05, 2008, 16:04:43 »

Ecco l'intervento dell'Avvocato Rienzi del Codacons da Il sole 24 ore:
Citazione
tutti i redditi degli addetti e dirigenti pubblici, compresi i componenti degli organi elettivi come Comuni, Regioni, Camera e Senato, pagati con danari dei cittadini sono accessibili a chi ne faccia richiesta. Lo stesso per i dirigenti degli enti pubblici, e delle societá concessionarie come la Rai , Ferrovie, Acea, Poste e di qualsiasi altro ente che eroghi un servizio pubblico universale pagato dai cittadini o con una parte dei danari dei cittadini.» «Ancora sono pubblicabili i redditi di soggetti dello spettacolo, della politica,dello sport, della societá civile, la cui notorietá e rilevanza e interesse sociale - ha aggiunto Rienzi- faccia scattare il diritto- dovere di cronaca , che , come è noto , costituisce un diritto costituzionale pari a quello della riservatezza, e quindi una esimente da reati e rende non punibile ciò che altrimenti lo sarebbe».
«E altrettanto accessibili sono le denunce dei redditi quando esse servono al cittadino per difendersi in giudizio, come ad esempio il coniuge che intende fare causa all'altro coniuge ha diritto a vederne la denuncia dei redditi ai fini di ottenere dal Giudice uan giusta sentenza circa gli obblighi di mantenimento della famiglia.» «In pratica - ha concluso Rienzi - chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve avere un interesse qualificato e concreto, come stabilisce l'art. 25 della legge 241/90, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse. Ciò anche ai fini della responsabilitá che su di lui incombe ove il dato venga diffuso a terzi per sua colpa». È invece sicuramente «da escludersi» la possibilitá di pubblicare tutte le denunce dei redditi su internet in modo generalizzato.
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Luigi
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« Risposta #18 il: Maggio 07, 2008, 09:55:16 »

Cita quanto detto detto dal Garante della Privacy
"Il Collegio (composto da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato), nel ribadire quanto già sostenuto nel provvedimento con il quale aveva immediatamente invitato a sospendere la pubblicazione on line, ha stabilito che la modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima".

"In primo luogo perché il Dpr n. 600/1973 stabilisce che al direttore dell’Agenzia delle entrate spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore. Attualmente, per le dichiarazioni ai fini dell’imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell’Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali".

"L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati. L’uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini. L’immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani da parte dell’Agenzia delle entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno. L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge".

"L’Autorità ha altresì specificato che va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. Tale ulteriore diffusione può esporre a conseguenze di carattere civile e penale. Resta fermo il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purchè tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge".

"L’Autorità sottolinea, sin d’ora, che, qualora il parlamento e il Governo intendessero porre mano ad una revisione della normativa alla luce del mutato scenario tecnologico, si porrà l’esigenza di individuare, sentita l’Autorità, soluzioni che consentano un giusto equilibrio tra forme proporzionate di conoscenza dei dati dei contribuenti e la tutela dei diritti degli interessati".

"Il Garante ha stabilito, infine, di contestare all’Agenzia, con separato provvedimento, l’assenza di un’idonea informativa ai contribuenti riguardo alla forma adottata per la diffusione dei loro dati, anche al fine di determinare la relativa sanzione amministrativa. Per dare la massima conoscibilità al provvedimento e anche per consentire a tutti di avere maggiore consapevolezza che la ulteriore messa in circolazione dei dati è un fatto illecito che può avere anche rilevanza penale, l’Autorità ha disposto la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale".
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